La lettera
Cara redazione di NotizieGaie,
vi scrivo in un venerdì sera qualunque, mentre scrollo Instagram e vedo l'ennesimo annuncio di matrimonio di un amico. Ho 32 anni, un lavoro che mi piace, una casa dignitosa e zero, ma dico zero, prospettive sentimentali. Esco, uso le app, mi metto in gioco, ma non scatta mai niente. O trovo persone emotivamente indisponibili, o dopo due uscite spariscono. Vedo le persone intorno a me formare coppie, costruire progetti, e io sono sempre quello "singolo" alle cene. Ultimamente, un pensiero fisso non mi fa dormire: se non trovo nessuno, vuol dire che c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in me? Sono io il pezzo difettoso della catena di montaggio dell'amore?
Grazie di ascoltarmi, G.
Risponde la redazione
Caro G., fai un bel respiro profondo. Chiudi per un attimo quell'applicazione piena di foto perfette e filtri ingannevoli, e ascoltaci bene: non c'è assolutamente nulla di rotto in te. Il peso che senti sul petto in questo venerdì sera è reale, è valido, ed è condiviso da un numero di persone molto più alto di quanto tu possa immaginare.
Viviamo in una società che ci impone una tabella di marcia sentimentale strettissima. Il confronto sociale è diventato uno sport estremo. Ci viene insegnato che l'amore di coppia è il premio finale della vita, e che se non lo ottieni entro una certa data di scadenza, sei tu che non ti sei impegnato abbastanza. È una grandissima, crudele bugia. Le relazioni non sono meritocratiche. Non vinci l'anima gemella perché sei stato "bravo" e non rimani single perché sei "sbagliato". Spesso, è solo una banale, frustrante questione di tempismo, fortuna e circostanze.
La fatica del dating moderno, soprattutto sulle app dove le persone vengono scartate come prodotti a catalogo, è estenuante. Quello che la psicologa Caroline (citata spesso nei casi di studio su questi temi) ci insegna, è che il vero passo avanti non è cercare disperatamente di tappare il buco dell'isolamento, ma imparare a stare seduti con la propria tristezza.
Cosa significa? Significa smettere di combattere la solitudine come se fosse un mostro o una malattia da curare a tutti i costi. È normale sentirsi tristi perché si desidera condivisione. È sano voler amare ed essere amati. Ma quella tristezza non deve trasformarsi in una condanna della tua persona. Non sei sbagliato perché sei solo in questo momento della tua vita.
Invece di concentrarti su quello che manca, prova a proteggere ciò che hai: te stesso. Non accontentarti di persone emotivamente indisponibili solo per non sederti da solo al tavolo del ristorante. Accarezza la tua vulnerabilità, perdonati per i momenti in cui cedi allo sconforto, e ricorda che il tuo valore come essere umano è completo al 100%, con o senza un anello al dito.
E se tu, come G., stai attraversando un momento difficile, hai dubbi sul cuore, sull'identità o sotto le lenzuola, non tenerti tutto dentro. Condividere alleggerisce il carico. Scrivi alla redazione tramite la nostra pagina Contatti. Noi siamo qui, pronti a leggerti, senza giudizi e con tanto, tantissimo affetto.