Nel grande risiko globale dell'energia del futuro, il Trentino ha deciso di muovere una pedina fondamentale per non farsi trovare impreparato. All'ombra delle Dolomiti non si punta solo su turismo ed ecosostenibilità tradizionale, ma si guarda alla tecnologia di punta. È nato infatti il nuovo Polo Idrogeno, un hub di ricerca e sviluppo che prevede un investimento di estremo rilievo, quantificato in 50 milioni di euro, e che vede alla cabina di regia scientifica la prestigiosa Fondazione Bruno Kessler (FBK).
Spesso, quando sentiamo la parola "idrogeno", pensiamo a scenari lontani, magari ad auto del futuro o a navi spaziali, oppure rischiamo di considerarlo la panacea miracolosa a tutti i problemi climatici. La realtà, per fortuna, è molto più pragmatica e scientifica. L'idrogeno verde è un vettore energetico potentissimo: si produce separandolo dall'acqua utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili (come l'idroelettrico o il solare). Il suo grandissimo vantaggio è che, quando viene consumato, produce solo vapore acqueo, azzerando totalmente le emissioni inquinanti.
Ma qual è l'impatto di un Polo Idrogeno in Trentino e perché 50 milioni di euro cambiano le prospettive del territorio? L'uso principale di questa tecnologia non sarà per la macchinina per andare a fare la spesa, bensì per risolvere il problema dei trasporti pesanti (camion e treni che viaggiano in salita) e per alimentare industrie altamente energivore. In un territorio alpino molto delicato, eliminare il diesel dalla rete commerciale pesante significa ripulire l'aria delle valli in modo drastico.
Inoltre, c'è un formidabile impatto sul lavoro. Affidare la guida scientifica alla Fondazione Bruno Kessler significa calamitare in Trentino ricercatori, ingegneri, start-up e capitali legati all'innovazione energetica. Non si creano solo posti di lavoro diretti, ma si genera un ecosistema di lavoro qualificato che permette ai giovani laureati di trovare opportunità tecnologiche di altissimo livello senza dover per forza emigrare in Germania o nel Nord Europa.
Il Trentino ci dimostra che la montagna non è solo un museo a cielo aperto da conservare, ma può essere il laboratorio avanzato in cui progettare, sperimentare e costruire l'energia che terrà in piedi il nostro futuro.