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Siamo sempre più soli: e no, il fidanzato generato dall'intelligenza

Siamo sempre più soli: e no, il fidanzato generato dall'intelligenza
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C'è un'epidemia silenziosa che sta svuotando le nostre vite, e non si cura con i farmaci, né tantomeno con un'app. Si chiama solitudine. In un'epoca in cui siamo perennemente iper-connessi, rintracciabili h24 e bombardati da stimoli social, il senso di isolamento interiore non è mai stato così pervasivo e profondo. A sollevare il velo su questa ferita aperta è la scrittrice Olivia Laing, che recentemente ha offerto una riflessione lucidissima e spietata su come stiamo affrontando (male) questo vuoto.

Il punto centrale del discorso di Laing è che la solitudine non è un difetto caratteriale o una colpa individuale. È, al contrario, una vulnerabilità profondamente sociale e, talvolta, persino politica. Quando le città diventano troppo care per socializzare, quando i luoghi di ritrovo gratuiti chiudono e il tessuto sociale si sfalda, le persone si ritrovano in stanze singole a scorrere feed infiniti. Ed è qui che entra in gioco l'industria tech, offrendo la sua illusoria medicina: i chatbot e gli AI companion.

Se vi sentite soli, scaricate un partner virtuale. Un algoritmo programmato per dirvi che siete speciali, per darvi sempre ragione, per non contraddirvi mai. Sembra la trama di Black Mirror, ma è la realtà di milioni di utenti. Eppure, Laing ci mette in guardia: questa non è la soluzione, è un anestetico. Appoggiarsi a partner artificiali atrofizza la nostra capacità di gestire le relazioni reali, che sono fatte di compromessi, litigi, odori, noia e sorprese.

Noi di NotizieGaie crediamo fortemente nel potere della tecnologia, ma crediamo ancora di più nel potere della comunità. La vera cura alla solitudine non è nascondersi in una bolla digitale confortevole, ma trovare il coraggio di esporsi, di essere goffi, di fallire in un approccio dal vivo. Abbiamo bisogno di spazi fisici, di associazioni, di gruppi di lettura, di bar in cui scambiare due chiacchiere senza dover per forza consumare cocktail da 15 euro.

Delegare i nostri bisogni affettivi alle macchine significa arrendersi a un isolamento ancora più freddo. La vulnerabilità fa paura, specialmente se apparteniamo a minoranze che hanno spesso sperimentato il rifiuto, ma è l'unico ponte possibile per creare legami autentici. Spegniamo il chatbot che ci lusinga artificialmente e proviamo a sorridere allo sconosciuto sul tram: farà più paura, ma ci farà sentire di nuovo vivi.