Siete seduti al tavolino all'aperto, la brezza serale vi accarezza e state per ordinare quel fritto misto che sognavate da ore. Ma il cameriere si avvicina e, con un sorriso dispiaciuto, vi annuncia che stasera ci sono solo piatti freddi o cotture veloci.
Prima di storcere il naso, fermatevi a pensare: per garantirvi quell' estate da cartolina, c'è qualcuno che sta letteralmente sudando sette camicie.
Con le ondate di calore che stanno investendo l'Europa, molti locali stanno adottando contromisure drastiche per sopravvivere. Stiamo assistendo a un fenomeno nuovo: menu ridotti all'osso, chiusure nelle ore di punta pomeridiane e friggitrici spente .
Non è una mancanza di professionalità, è puro istinto di sopravvivenza per proteggere il personale da ambienti in cui l'aria diventa irrespirabile.
Le cucine roventi dei ristoranti, dove piastre, forni e bollitori lavorano a pieno regime, si trasformano in vere e proprie fornaci quando fuori ci sono quasi 40 gradi. Lavorare in queste condizioni per otto o dieci ore filate è massacrante.
Ridurre l'offerta gastronomica puntando su insalate, crudi, tartare e piatti freddi è una mossa di rispetto umano verso chi cucina, prima ancora che una scelta logistica. Questo cambiamento climatico impone anche a noi clienti una nuova sensibilità.
Significa imparare a gustare un menu diverso, più fresco e sostenibile per tutti, e ad avere un po' più di empatia per chi ci serve. Perché il piacere di mangiare fuori non dovrebbe mai costare la salute di chi sta dietro i fornelli.
