L'asfalto di Corso Grosseto, a Torino, è ancora sporco. Sporco del sangue di un uomo di 43 anni, un tifoso della Juventus, la cui unica colpa è stata trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il pre-partita del derby Torino-Juventus si è trasformato in un'arena di guerriglia urbana. Un agguato in piena regola.
Dal cavalcavia, su un pullman di tifosi bianconeri, è piovuto di tutto. Sassi, fumogeni e poi l'arma che ha quasi ucciso: una bottiglia di vetro. Lanciata con una violenza cieca, ha centrato in pieno il 43enne, fracassandogli il cranio. L'impatto è stato devastante. L'uomo si è accasciato a terra in una pozza di sangue, tra le urla e il caos.
Trasportato d'urgenza in codice rosso all'ospedale Giovanni Bosco, l'uomo è ora in condizioni stabili, ma la prognosi resta riservata. I medici parlano di un grave trauma cranico. Una notizia che ha iniziato a circolare subito dopo i fatti, come confermato da le prime agenzie. La sua vita è appesa a un filo.
La Digos ha aperto un fascicolo per tentato omicidio. Si stanno setacciando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per dare un volto e un nome ai responsabili di questo atto di pura barbarie. Una violenza che trasforma lo sport in un pretesto, una piaga senza fine per il calcio italiano. Il derby non è ancora iniziato, ma ha già la sua prima, gravissima, vittima.