«Non toccate il medico di famiglia». Sembra un appello disperato, e lo è. È la voce dei nostri padri, delle nostre madri, che da Enna a Trapani vedono sparire l'unico punto di riferimento sanitario rimasto. Mentre i baroni della politica nei palazzi dorati di Palermo si spartiscono poltrone e prebende, la sanità territoriale, quella vera, quella sotto casa, muore.
La chiamano 'riorganizzazione', una parola pulita per mascherare un massacro. Medici costretti alla pensione senza un ricambio, ambulatori accorpati a decine di chilometri di distanza, anziani con patologie croniche lasciati soli. Avete capito bene? Soli. A chi risponderà il sindaco di Gela quando un suo cittadino non saprà a chi chiedere una ricetta? E il presidente della Regione, Renato Schifani, pensa davvero che basti una conferenza stampa per curare le ferite di un'isola tradita?
La verità è che si tagliano i servizi essenziali per continuare a foraggiare un sistema di sprechi vergognosi. Parliamo di milioni di euro gettati in consulenze d'oro e progetti inutili, mentre un anziano di Caltanissetta deve pregare per un appuntamento. Questa non è politica, è macelleria sociale. È un insulto all'intelligenza e alla dignità dei siciliani. Se volete farvi venire il sangue amaro, leggete i dettagli del piano regionale nel documento ufficiale della vergogna che la politica non vuole farvi vedere. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi per tutti.