Il tema della sanità, in Molise, è da sempre uno degli argomenti più delicati e dibattuti. Per anni, i cittadini di questa piccola e complessa regione hanno dovuto fare i conti con piani di rientro, carenza di personale, liste d'attesa infinite e la sensazione di un progressivo smantellamento dei servizi nei piccoli comuni dell'entroterra. Tuttavia, un passo cruciale per delineare il futuro dell'assistenza medica sul territorio è stato appena compiuto.
Il Tavolo tecnico ministeriale ha infatti dato il via libera alla nuova rete ospedaliera e territoriale prevista dal Programma Operativo Sanitario 2026-2028 per la Regione Molise. Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di una mappa che riscrive l'organizzazione delle cure e che avrà un impatto diretto e quotidiano sulla vita delle persone, in particolare per chi abita lontano dai grandi capoluoghi.
La grande rivoluzione di questo piano risiede nel potenziamento della medicina territoriale. L'attuale rete delle guardie mediche (spesso sottoutilizzate in molte aree) verrà sostituita da 16 sedi di Continuità Assistenziale, che troveranno spazio all'interno delle 13 nuove "Case di Comunità" previste dal piano. Ma cosa significa concretamente? Significa che il cittadino molisano non dovrà più correre al Pronto Soccorso del Cardarelli di Campobasso per ogni malessere, rischiando di intasare l'emergenza, ma troverà un presidio medico vicino casa, aperto e attrezzato per le cure primarie, le visite ambulatoriali e l'assistenza sociosanitaria integrata.
Un altro nodo centrale riguarda le aree interne e montane. Per lo storico ospedale Caracciolo di Agnone, il documento prevede una rimodulazione: la struttura si trasformerà, garantendo posti letto per la degenza infermieristica, per la riabilitazione e mantenendo un Punto di Primo Intervento operativo 24 ore su 24. Una scelta che punta a garantire l'emergenza vitale e l'assistenza post-acuta in una zona geograficamente isolata, stabilizzando un servizio essenziale.
Il via libera ministeriale chiude la fase delle ipotesi e apre quella, altrettanto sfidante, della realizzazione. Ai cittadini molisani non servono cattedrali nel deserto, ma reti di cura solide, vicine, umane. Le Case di Comunità e i nuovi assetti ospedalieri sono la scommessa decisiva per dimostrare che il diritto alla salute non si ferma ai confini delle grandi città.