Queer

Russia, la chiusura del Pose: quando ballare in un locale diventa "estremismo"

Russia, la chiusura del Pose: quando ballare in un locale diventa "estremismo"
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I locali notturni, i bar e i club sono sempre stati molto più di semplici posti dove bere un drink o ascoltare musica. Nella storia della nostra comunità, hanno rappresentato i primi, veri spazi sicuri.

Luoghi in cui poter essere se stessi, stringere mani, scambiarsi sguardi senza il terrore di essere giudicati o aggrediti.

Quando uno Stato decide di attaccare fisicamente e legalmente questi spazi, non sta solo chiudendo una discoteca: sta cercando di cancellare l'esistenza stessa di una comunità.

È esattamente quello che sta succedendo in Russia, dove la repressione ha appena superato un nuovo, agghiacciante traguardo.

Come riportato da Reuters, il proprietario e due dipendenti del locale Pose, situato nella città di Orenburg, sono stati condannati al carcere.

La notizia è di un'importanza tragica perché rappresenta il primo caso penale in assoluto basato sulla recente legge voluta da Putin, che ha ufficialmente bollato il cosiddetto movimento LGBT internazionale come un'organizzazione estremista.

Fino a poco tempo fa, la Russia usava la famigerata legge contro la "propaganda gay" per multare o censurare. Oggi, l'asticella del terrore si è alzata.

Essere accusati di estremismo equipara, dal punto di vista legale, l'organizzazione di una serata drag o la gestione di un locale queer ad atti di terrorismo contro lo Stato.

I dipendenti del locale Pose non stavano organizzando un colpo di stato: stavano semplicemente lavorando in un bar frequentato da persone LGBTQ+. Eppure, sono stati trattati come nemici pubblici. Questa sentenza crea un precedente legale devastante.

Manda un messaggio chiarissimo a chiunque in Russia osi anche solo fornire un punto di ritrovo per le minoranze sessuali e di genere: lo Stato vi sta guardando, e vi punirà con il carcere duro.

Criminalizzare la cultura e gli spazi di aggregazione significa condannare milioni di persone alla clandestinità, al silenzio e all'isolamento più totale.

Per noi che leggiamo da Paesi in cui (pur con tutte le difficoltà) il Pride sfila ancora per le strade, il caso del locale Pose deve essere un promemoria fondamentale. I diritti che diamo per scontati sono fragili.

La solidarietà internazionale non è mai stata così importante. Non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo mentre, a poche migliaia di chilometri da noi, la semplice gioia di ritrovarsi in un bar viene trasformata in un crimine punibile con la prigione.