Un intervento destinato a lasciare il segno, una requisitoria spietata contro l'immobilismo europeo. Dal palco del Festival dell'Economia di Trento, l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi ha sganciato una vera e propria bomba politica, puntando il dito contro l'atteggiamento dell'Unione Europea nei confronti di Donald Trump.
Le sue parole, nette e brutali, non lasciano spazio a interpretazioni: «Ci comportiamo come servi davanti a Trump». Una frase che pesa come un macigno, pronunciata di fronte a una platea attonita. Secondo Prodi, l'Europa vive in uno stato di paralisi e terrore al solo pensiero di un possibile ritorno dell'ex presidente alla Casa Bianca, dimostrando una mancanza di autonomia strategica che definisce inaccettabile.
L'analisi del professore non si è fermata agli Stati Uniti. Ha tracciato un parallelo impietoso con la Cina, descritta come un attore globale che, a differenza dell'UE, non subisce passivamente ma reagisce con forza alle pressioni esterne, specialmente sulla questione dei dazi. «Quando Trump minaccia dazi al 100%, la Cina risponde con altrettanta durezza», ha sottolineato, evidenziando una debolezza strutturale che emerge proprio nelle dinamiche commerciali globali.
L'affondo di Prodi, avvenuto in una delle kermesse economiche più importanti del Paese, come documentato sul sito ufficiale dell'evento, non è solo una critica, ma un allarme rosso sulla sovranità stessa del continente. Un monito che riecheggia ora nei corridoi di Bruxelles, mettendo a nudo la fragilità di un gigante politico incapace di agire come tale.