Cronaca • Veneto

Padova, muore primario a 65 anni: non è solo un lutto, è il campanello d'allarme che la sanità del Veneto non vuole sentire.

Mentre la Regione festeggia tagli di nastri inutili, i nostri medici migliori muoiono schiacciati da un sistema che li sta divorando vivi.

Padova, muore primario a 65 anni: non è solo un lutto, è il campanello d'allarme che la sanità del Veneto non vuole sentire.
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Ce lo venderanno come un tragico lutto, una fatalità. Ma la morte del dottor Francesco Comelli a soli 65 anni, primario di Gastroenterologia, non è una notizia da necrologio. È un atto d'accusa. È il sintomo terminale di una sanità veneta allo sfascio, quella che il governatore Luca Zaia si vanta tanto di rappresentare come un'eccellenza. Eccellenza de che? Di turni massacranti? Di personale che fugge all'estero o nel privato perché non ce la fa più? Comelli è l'ennesima vittima di un sistema che spreme i suoi professionisti fino all'ultima goccia di sangue, mentre a Palazzo Balbi si preoccupano solo dei bilanci e delle nomine politiche. Quanti altri medici, quanti altri infermieri dovranno crollare sotto il peso di pronto soccorso al collasso e liste d'attesa infinite prima che qualcuno paghi? Mentre piangiamo un grande medico, l'amministrazione regionale continua a buttare milioni. Lo sapete dove finiscono i vostri soldi? Leggete qui il nostro dossier sugli sprechi milionari che potrebbero salvare vite. La verità è che il dottor Comelli non è morto, lo hanno ucciso. Lo ha ucciso l'indifferenza, l'arroganza di una politica sorda che ha trasformato gli ospedali del Veneto in fabbriche di burnout. E ora basta con le condoglianze di facciata.