Se cercate la rivoluzione LGBTQ+ nel mondo dello sport professionistico americano, non guardate al calcio maschile o alla strapagata NBA. Girate lo sguardo verso il basket femminile, perché è lì che si sta scrivendo la storia. La WNBA festeggia i suoi 30 anni e non è più solo una lega sportiva: si è trasformata in uno degli epicentri più vibranti, autentici e pop della cultura queer globale.
Il magazine Them ha dedicato un bellissimo approfondimento per ricostruire questo percorso, che è stato tutt'altro che facile. Nei suoi primi anni, la WNBA era terrorizzata dall'etichetta "lesbica" e cercava disperatamente di commercializzare le sue atlete con immagini ultra-tradizionali, rassicuranti per un pubblico conservatore. Ma la verità è sempre più forte del marketing.
La svolta è arrivata grazie al coraggio delle giocatrici stesse. Ricordiamo il coming out pionieristico di Sue Wicks nel 2002, quando pronunciare la parola "gay" nello sport era un tabù assoluto. E poi l'impatto sismico di Brittney Griner, che si dichiarò apertamente lesbica fin dal momento del draft nel 2013, rifiutandosi di conformarsi a standard di femminilità stereotipati. A ruota sono arrivate leggende come Sue Bird, Diana Taurasi ed Elena Delle Donne. Grazie a loro, nel 2014 la WNBA è diventata la prima lega sportiva professionistica ad ospitare una campagna Pride ufficiale.
Ma la vera magia non sta nei comunicati aziendali: il fandom può cambiare una lega. Oggi le partite della WNBA sono luoghi sicuri e festosi, spazi di aggregazione dove la comunità queer americana (e internazionale, grazie allo streaming) si ritrova non solo per tifare, ma per celebrare se stessa. Il pubblico queer ha imposto il suo linguaggio, fatto di ironia, meme e livestream su TikTok che generano milioni di visualizzazioni.
Il capolavoro di questo matrimonio tra sport e cultura pop è incarnato da una figura inaspettata: Ellie the Elephant. La mascotte delle New York Liberty non è solo un pupazzo, ma un'entità favolosa che balla le hit di Beyoncé e ha un atteggiamento che fa invidia alle migliori drag queen. Ellie the Elephant è diventata più pop di molte star, un'icona queer a tutti gli effetti che attira ai palazzetti fan che magari di basket non sanno nulla, ma adorano l'intrattenimento camp e sfacciato.
In occasione di questo trentesimo anniversario, la WNBA ci insegna una lezione bellissima. La visibilità non vive solo nei Pride o nelle piazze. Si nutre di sudore sul parquet, di atlete che si amano senza nascondersi e di una comunità di fan che ha deciso di tifare per l'autenticità. E a vedere i palazzetti sold-out, è chiaro che hanno fatto la scelta vincente.
