La lettera
Cara redazione di NotizieGaie,
vi scrivo perché sto vivendo una situazione ai limiti del grottesco. Da circa tre mesi frequento un ragazzo molto dolce, ma un po' introverso. Fin dall'inizio, i suoi messaggi su WhatsApp mi hanno fatta capitolare: buongiorni poetici, riflessioni profonde sulla nostra conoscenza, dichiarazioni delicate e mai banali. Sembrava di leggere il copione di una commedia romantica scritta benissimo. Ieri, però, eravamo a casa sua. Lui era in bagno, il suo computer era aperto e... l'ho visto. Aveva la pagina di ChatGPT aperta, con un prompt che diceva: "Scrivi un messaggio dolce della buonanotte per la ragazza che frequento, che sia romantico ma non sdolcinato, stile indie". Mi è crollato il mondo addosso. Tutto quello che credevo spontaneo era filtrato da un bot. Lui dice che lo fa solo perché non è bravo con le parole, ma voleva farmi stare bene. Io mi sento ingannata. È normale l'uso dell'AI nei messaggi o ho il diritto di sentirmi presa in giro?
Grazie, S.
Risponde la redazione
Cara S., non sei sola, e non sei pazza. Quello che hai provato davanti a quello schermo luminoso è un senso di vertigine modernissimo, ma radicato in un bisogno antico quanto l'essere umano: il desiderio di autenticità.
Un recente report di Match Group, ripreso da Cosmopolitan, ha fotografato esattamente questo disagio. Tra i giovani single, c'è una netta spaccatura: va bene usare l'intelligenza artificiale per farsi suggerire il ristorante giusto o pianificare l'itinerario del weekend, ma quando si tratta di intimità emotiva, la tecnologia viene percepita come un intruso indesiderato. Non vogliamo fare l'amore con un algoritmo, e di certo non vogliamo esserne corteggiati.
Hai assolutamente il diritto di sentirti spiazzata, perché l'intimità si fonda sulla vulnerabilità. Quando scriviamo un messaggio a qualcuno che ci piace, il valore non sta solo nelle parole perfette, ma nello sforzo, nei puntini di sospensione esitanti, persino in quegli errori di battitura che mostrano quanto fossimo emozionati. Appaltare le proprie emozioni a un software crea una maschera di perfezione che alla lunga diventa asfissiante e falsa.
Tuttavia, proviamo a guardare la cosa anche dal suo punto di vista, senza giustificarlo in toto. Viviamo in una società che ci impone di essere sempre brillanti, performanti e pronti alla battuta folgorante. Per una persona introversa, l'idea di dover "competere" a livello testuale può essere paralizzante. L'ha usato come un correttore ortografico per i sentimenti, una stampella per la sua insicurezza, convinto ingenuamente che il fine (farti sorridere) giustificasse i mezzi.
Cosa fare ora? Traccia dei confini digitali chiari. Parlagli apertamente e digli che preferisci ricevere un "Mi manchi, ma non so che altro dirti" genuino, piuttosto che un sonetto shakespeariano generato in silicio. Riporta la relazione nel mondo fisico. Osserva come si comporta, come ti guarda, come ti ascolta quando l'intelligenza artificiale non c'è. Lì troverai la verità sui suoi sentimenti. Se le sue azioni dal vivo confermano la tenerezza che cercava di esprimere via chat, perdonagli questa scivolata nerd. Ma da domani, esigi parole solo sue. Anche se sono sgrammaticate.
E a voi, lettori e lettrici, è mai capitato di dubitare dell'autenticità di un messaggio? Come vi comportereste al posto di S.? Scriveteci le vostre storie e i vostri dubbi sentimentali usando la nostra pagina Contatti. Vi leggiamo con attenzione e rispetto.