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Marco Perego: L'oro di Cannes e l'ombra di un cognome. Anatomia di un trionfo (mancato?)

Dalle rive di Salò a quelle di Hollywood, la vera storia di un successo annunciato troppo in fretta che svela il più grande paradosso della fama.

Marco Perego: L'oro di Cannes e l'ombra di un cognome. Anatomia di un trionfo (mancato?)
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Per qualche ora, il tam-tam digitale ha suonato una melodia inebriante: un italiano, Marco Perego, nato sulle sponde poetiche e controverse del Garda, avrebbe conquistato Cannes. Non un premio minore, ma la doppietta che fa tremare i polsi: Palma d'Oro e Gran Premio della Giuria. Un'apoteosi. Peccato fosse un miraggio, un abbaglio collettivo figlio della nostra fame bulimica di eroi nazionali e di una certa pigrizia nel fact-checking. L'oro, quello vero, è andato all'anarchia pop di Sean Baker con il suo film "Anora".

Eppure, l'errore è più interessante della notizia stessa. Perché il nome di Marco Perego evoca una dinamica squisitamente contemporanea: il paradosso dell'artista la cui identità è costantemente filtrata, se non fagocitata, da quella della sua partner, l'attrice di fama mondiale Zoe Saldaña. Da anni, per la stampa di settore e per il pubblico, Perego non è l'artista ex calciatore, lo scultore che ha trovato l'America. È, con una punta di sufficienza, Mr. Saldaña. Un'etichetta che è al contempo un passaporto per un mondo esclusivo e una condanna a rimanere nell'ombra di un riflettore più grande.

Il suo percorso, in realtà, è la quintessenza del sogno americano rivisitato. Un ragazzo di Salò che lascia il calcio per l'arte, si trasferisce a New York, vive di lavoretti e infine riesce a vendere le sue opere, costruendosi una sua cifra stilistica. Un percorso che culmina nel suo esordio alla regia, "The Absence of Eden", un film di frontiera, polveroso e disperato, con protagonista proprio la moglie. Un tentativo, forse, di riappropriarsi della narrazione, di usare la luce di lei per illuminare il proprio mondo interiore, e non viceversa. Ma il sistema della celebrità è spietato: ogni sua mossa viene letta come una conseguenza del suo status coniugale, ogni successo potenziale come un riflesso.

La falsa notizia della vittoria a Cannes, in fondo, svela proprio questo. Abbiamo abboccato non tanto per il suo (pur interessante) profilo artistico, ma perché la storia era perfetta: l'italiano sposato con la diva di Hollywood che conquista il tempio del cinema d'autore. Un cortocircuito narrativo irresistibile. Ma la realtà, come sempre, è meno romanzesca e più complessa. La lista dei veri vincitori del festival è lì a dimostrarlo. La vera sfida per Perego non è vincere una Palma d'Oro che non gli è mai stata assegnata, ma vincere la battaglia più difficile: quella contro la percezione, per far sì che il suo nome, Marco Perego, possa finalmente bastare a se stesso.