Aprite il giornale o scorrete i feed dei siti di notizie e leggete, a caratteri cubitali: "Vittoria! L'inflazione scende".
Poi andate al supermercato, mettete nel carrello due buste di insalata, un pezzo di formaggio e del detersivo, e alla cassa vi sentite comunque derubati.
Come è possibile che i numeri ufficiali dicano che le cose vanno meglio, mentre il vostro portafoglio grida pietà? Nessuno vi sta mentendo, ma il trucco c'è, e si nasconde in come leggiamo l'economia.
I dati diffusi da Reuters in queste ore ci dicono che, a giugno, l'inflazione nell'Eurozona è scesa più del previsto, passando dal 3,2% all'inflazione al 2,8%.
Questo rallentamento, per quanto positivo per i mercati, sta rafforzando l'idea che la Banca Centrale Europea (la famosa BCE) possa prendersi tutto il tempo necessario prima di tagliare ulteriormente i tassi di interesse su mutui e prestiti.
Ma per noi consumatori, cosa significa davvero questo 2,8%? È qui che serve una piccola, essenziale guida pratica. Dobbiamo capire la differenza fondamentale tra il "rallentamento dei prezzi" e il "calo dei prezzi". Usiamo la metafora dell'automobile.
Immaginate di essere su un'autostrada e di viaggiare a 130 km/h (l'inflazione galoppante dello scorso anno). Poi, iniziate a frenare e portate l'auto a 50 km/h (l'inflazione di oggi). Avete rallentato? Sì, moltissimo. Ma state ancora andando in avanti.
Tradotto nel nostro carrello della spesa: i prezzi non stanno tornando indietro ai livelli del 2021 o 2022. Stanno semplicemente continuando ad aumentare, ma a un ritmo più lento.
Ecco perché la spesa vi sembra ancora carissima: i rincari passati sono ormai "consolidati" e incamerati nei listini, e a quelli si aggiunge un ulteriore, seppur piccolo, 2,8% annuo. I prezzi ancora alti sono la nostra nuova normalità.
Lo stesso principio si applica all'energia e ai mutui. Se le bollette non salgono più con i picchi folli dello scorso inverno, rimangono comunque più alte rispetto a tre anni fa.
E se speravate in un taglio netto delle rate del mutuo a tasso variabile, la cautela della BCE ci dice che i prestiti resteranno cari ancora per un po'. Cosa possiamo fare noi? La parola d'ordine è "adattamento".
Non aspettiamo passivamente che i prezzi scendano (perché, in economia, una deflazione marcata è rara).
Continuiamo a confrontare le offerte per la luce e il gas, rinegoziamo i mutui approfittando delle surroghe, e cambiamo supermercato o abitudini d'acquisto se il nostro negozio di fiducia non abbassa le pretese.
L'inflazione sta rallentando, ma la cura del nostro budget spetta ancora esclusivamente a noi.