Mentre noi facciamo i conti con il carrello della spesa e il rincaro della bolletta, negli Stati Uniti si sta consumando una rivoluzione silenziosa (ma ricchissima) che riguarda un altro tipo di mercato: quello della democrazia. La politica è da sempre un affare costoso, ma una recentissima sentenza d'oltreoceano promette di trasformare le campagne elettorali in un casinò dove vince solo chi ha le fiches più pesanti. E le conseguenze di questa deriva riguardano tutti, perché il modello americano ha il brutto vizio di fare tendenza anche da noi.
La Corte Suprema degli Stati Uniti, dominata da una maggioranza conservatrice, ha infatti inferto un colpo mortale alle leggi che regolavano il flusso di denaro in politica. Invocando la sacralità del Primo Emendamento (quello che garantisce la libertà di espressione), i giudici hanno cancellato i limiti federali alla spesa coordinata tra i partiti politici e i singoli candidati.
Spiegato senza usare il legalese, cosa significa? Fino a ieri, esistevano dei tetti massimi per impedire che i partiti inondassero di milioni di dollari la campagna di un singolo senatore o deputato. Se il partito voleva spendere oltre quel limite, doveva farlo in modo "indipendente", senza mettersi d'accordo con il candidato. Era un modo per cercare di arginare la corruzione e l'influenza smodata dei miliardari. Da oggi, invece, il rubinetto è completamente aperto. Partiti e candidati possono sedersi allo stesso tavolo e pianificare come spendere somme astronomiche senza alcun tetto legale.
Le conseguenze pratiche sono immediate e brutali. Preparatevi a vedere le campagne elettorali più costose e aggressive della storia. I partiti funzioneranno come giganteschi megafoni finanziari. Spot televisivi a valanga, eserciti di bot sui social network pronti a manipolare le conversazioni, campagne negative studiate a tavolino per distruggere l'avversario. Ma soprattutto, questa sentenza conferisce un potere quasi divino ai grandi donatori.
Se i partiti possono spendere senza limiti per un candidato, chi finanzia i partiti detterà l'agenda politica. Le lobby delle armi, le multinazionali del petrolio, i giganti del tech o della sanità privata non dovranno più usare vie traverse: basterà staccare un maxi-assegno al partito per garantirsi la fedeltà del candidato di turno. La voce del cittadino comune, quello che può permettersi di donare al massimo 50 dollari, verrà letteralmente sommersa da un oceano di banconote.
Quando i soldi vengono equiparati alla libertà di parola, chi ha il portafoglio più gonfio urla più forte. E in una democrazia sana, il volume della voce non dovrebbe mai dipendere dall'estratto conto. Osservare l'America oggi significa guardare un ammonimento: la politica, se lasciata in balia del libero mercato, diventa un lusso per pochissimi, a discapito dei diritti di tutti gli altri.