Vent'anni dopo, il rumore di quei tacchi a spillo nei corridoi di Runway risuona ancora più forte. Il Diavolo Veste Prada 2 è finalmente approdato nelle sale italiane e, come ogni ritorno illustre, sta spaccando a metà pubblico e critica.
Se da una parte c'è chi lo accusa di vivere di pura nostalgia, i botteghini raccontano un'altra storia: le sale sono piene e l'hype per il ritorno del trio delle meraviglie formato da Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt è alle stelle.
Ma cosa sta facendo davvero impazzire i fan nel nostro Paese? La risposta è semplice e si chiama Milano.
Una parte fondamentale della pellicola è stata infatti girata all'ombra della Madonnina, trasformando il capoluogo lombardo nel vero co-protagonista del film.
Tra sfilate alla Pinacoteca di Brera e pranzi modaioli in via Santo Spirito, la moda italiana viene celebrata in grande stile.
E a proposito di icone nostrane, impossibile non citare l'attesissimo cameo di Donatella Versace (sì, la vera Donatella, non "Antonella" come ha ironizzato qualche utente distratto sui social) che ruba letteralmente la scena in una favolosa sequenza ambientata proprio tra le vie milanesi insieme a Emily Charlton.
Ma il vero colpo da maestra di questo sequel è lei: Lady Gaga.
Chiamata a gran voce dalla stessa Meryl Streep, la popstar regala un momento di altissimo cinema pop, interpretando se stessa in un esilarante battibecco con Miranda Priestly nel backstage di un evento meneghino.
Vedere Gaga e la Streep che si detestano cordialmente sullo schermo è un'esperienza catartica, coronata poi da una performance musicale incandescente in cui Madre Mostro sfila circondata dalle creazioni di Prada, Fendi e Dolce & Gabbana.
Allora, vale la pena comprare il biglietto? Assolutamente sì.
Forse la sceneggiatura non cambierà le regole della commedia come fece il capostipite nel 2006, ma questo sequel resta una sfarzosa lettera d'amore al glamour, al sarcasmo tagliente e alla cultura queer.
Andateci per i look incredibili, per l'ironia feroce di Emily Blunt, per la colonna sonora e per ricordarvi che, alla fine, tutti noi continuiamo a volere disperatamente un cenno di approvazione da Miranda Priestly.
