Cronaca

Il caso Bastoni: come informare quando ci sono indagini e minori di mezzo

Il caso Bastoni: come informare quando ci sono indagini e minori di mezzo
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Nel mondo dell'informazione 2.0, dove le notizie viaggiano alla velocità di un tweet e i tribunali popolari si riuniscono nelle sezioni commenti dei social network, ci sono vicende che richiedono uno sforzo collettivo di sobrietà. Soprattutto quando le accuse sono gravissime e i soggetti coinvolti, da un lato e dall'altro, meritano una tutela assoluta in attesa che la giustizia faccia il suo corso reale, e non quello virtuale.

La notizia, riportata in campo internazionale da testate autorevoli come The Guardian, vede coinvolto uno dei volti più noti del calcio italiano. Il difensore della Nazionale e dell'Inter, Alessandro Bastoni, risulta essere indagato nell'ambito di una delicata inchiesta giudiziaria riguardante una presunta prostituzione minorile. L'indagine, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe collegata alle attività di una società che organizza eventi e feste.

La reazione del diretto interessato è stata immediata e categorica. Il legale del calciatore ha rilasciato dichiarazioni formali in cui nega ogni illecito da parte del suo assistito, sottolineando la totale estraneità ai fatti contestati.

Come redazione, crediamo che il giornalismo debba riportare i fatti con asciuttezza, senza sconti ma anche senza morbosità. In casi come questo, entrano in gioco due principi fondamentali della civiltà giuridica e dell'etica sociale. Il primo, inviolabile, è la tutela delle presunte vittime, a maggior ragione se minori. Il rispetto per il loro dolore e per la loro privacy deve prevalere su qualsiasi "clickbait" o ricerca di dettagli scandalistici.

Il secondo principio è la presunzione di innocenza. Essere iscritti nel registro degli indagati è un atto dovuto della magistratura per poter svolgere le indagini a garanzia stessa dell'indagato, non equivale a una condanna. Trasformare un avviso di garanzia in una sentenza definitiva sull'onda dell'indignazione pubblica è un vizio tossico del nostro sistema mediatico, che distrugge carriere e vite prima ancora che un giudice abbia potuto leggere le carte.

Il compito di accertare la verità spetta esclusivamente alla magistratura, che dovrà ricostruire ruoli, responsabilità e dinamiche all'interno della società di eventi coinvolta. Noi, come lettori e commentatori, abbiamo il compito altrettanto importante di sospendere il giudizio. Seguiremo la cronaca e l'evoluzione giudiziaria con l'attenzione che richiede, ma ci rifiutiamo di partecipare al gioco del massacro preventivo.