Benessere

Il 5G ti guarda mentre dormi: e se per riposare meglio bastasse lo smartphone sul comodino?

Il 5G ti guarda mentre dormi: e se per riposare meglio bastasse lo smartphone sul comodino?
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Il mondo del benessere è ossessionato dal sonno. Ci compriamo smartwatch costosissimi, anelli intelligenti che misurano ogni variazione del battito cardiaco e fasce da mettere sotto il cuscino, tutto per capire perché ci svegliamo stanchi. Ma la tecnologia sta per fare un salto in avanti che sa di magia e, al tempo stesso, suscita un brivido freddo lungo la schiena. La prossima frontiera del monitoraggio del sonno potrebbe non richiedere alcun dispositivo da indossare: vi basterà la rete cellulare invisibile che vi circonda.

Uno studio accademico, pubblicato lo scorso marzo sulla piattaforma scientifica arXiv, ha aperto scenari inimmaginabili. Un team di ricercatori (guidato da Ruxin Lin e colleghi) ha dimostrato che è possibile monitorare la qualità del sonno umano utilizzando i segnali 5G commerciali già presenti nell'ambiente. Il materasso non c'entra: stavolta guarda la rete.

Come funziona? Senza annoiarvi con tecnicismi estremi, il sistema si basa sull'analisi delle onde radio (le misurazioni CSI) che rimbalzano sui corpi fisici. Lasciando semplicemente lo smartphone vicino al letto durante la notte, la rete 5G indoor è in grado di captare le variazioni millimetriche causate dall'espansione del vostro petto. In pratica, il telefono "sente" il vostro respiro e classifica i vostri movimenti nel sonno. E non è fantascienza grezza: lo studio vanta un'accuratezza strabiliante, superiore al 91,2% per la stima del ritmo respiratorio e all'85,5% per i movimenti.

Dormire con il 5G accanto al letto e ottenere un referto medico la mattina seguente sembra un sogno per chi odia i dispositivi wearable (che diciamocelo, in estate fanno sudare i polsi e sono scomodi). L'impatto potenziale per la diagnostica domestica delle apnee notturne o per il monitoraggio di persone anziane che vivono sole è rivoluzionario.

Tuttavia, l'altra faccia della medaglia ci impone una riflessione seria. La salute digitale passa anche dalla privacy. Se una rete commerciale 5G è abbastanza sensibile da rilevare il sollevarsi del nostro petto mentre dormiamo, chi gestisce questi dati? Fino a che punto vogliamo che l'ambiente che ci circonda diventi un immenso occhio invisibile capace di mappare i nostri bioritmi più intimi senza che nemmeno ce ne accorgiamo?

Il progresso non si ferma, ed è molto probabile che nei prossimi anni le app per il benessere inizieranno a chiederci il permesso per usare le antenne 5G per "ascoltare" il nostro sonno. Starà a noi decidere il confine: barattare l'ansia del controllo con una stanza da letto che sa esattamente in quale fase REM ci troviamo, è un compromesso su cui dovremo dormire (speriamo bene) su.