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I nostri segreti su Google sono in pericolo? Lo scontro in Europa sui dati di ricerca

I nostri segreti su Google sono in pericolo? Lo scontro in Europa sui dati di ricerca
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Fermatevi un momento e pensate a cosa avete cercato su Google nell'ultima settimana. Forse i sintomi di un fastidio fisico che vi imbarazzava raccontare al medico, forse informazioni su un ex, forse i dubbi sulla vostra sessualità, o magari l'estratto conto della banca. La barra di ricerca di Google è, a tutti gli effetti, il confessionale laico più intimo dell'era moderna. Ecco perché la notizia che arriva dai piani alti della sicurezza informatica dovrebbe farci drizzare le antenne.

Come riportato da Wired in un'inchiesta dettagliata, i massimi esperti di sicurezza di Google hanno lanciato un allarme rosso fuoco: le nuove normative europee per favorire la concorrenza digitale (il già citato e potente Digital Markets Act, o DMA) potrebbero inavvertitamente esporre i nostri preziosissimi dati di ricerca a un rischio hacker senza precedenti. Ma come è possibile che una legge nata per tutelarci si trasformi in una minaccia?

Il concetto, in teoria, è nobile. L'Unione Europea, stanca del quasi-monopolio di Google, ha ordinato a Mountain View di condividere alcune delle sue infrastrutture e dei suoi dati aggregati di ricerca con i motori di ricerca più piccoli e concorrenti, per permettere loro di crescere e offrire alternative valide. Il problema sorge nel momento della condivisione.

Gli ingegneri della sicurezza fanno notare che Google spende miliardi per blindare i propri server con sistemi di crittografia avanzatissimi. Costringere l'azienda a creare delle "porte d'accesso" per inviare flussi costanti di dati di ricerca (e dati degli utenti Android) verso aziende terze, che magari non hanno gli stessi budget milionari per la cybersecurity, significa di fatto creare degli anelli deboli nella catena. Se un gruppo di hacker buca il sistema del concorrente più piccolo, potrebbe avere accesso indiretto a un tesoro di informazioni sensibili.

C'è da dire che in queste battaglie aziendali è sempre difficile distinguere la genuina tutela degli utenti dalla difesa feroce del proprio monopolio. È probabile che Google stia calcando un po' la mano sui toni allarmistici per cercare di annacquare le regole del DMA che gli costeranno care in termini di supremazia sul mercato.

Tuttavia, il monito resta valido e ci costringe a una riflessione. Aprire i mercati digitali è fondamentale per evitare che una sola azienda controlli il nostro accesso a internet, ma non può e non deve avvenire a scapito della sicurezza. In questo braccio di ferro tra Bruxelles e la Silicon Valley, la priorità assoluta deve essere trovare soluzioni tecniche (come l'anonimizzazione estrema dei dati) che permettano la concorrenza senza trasformare i nostri segreti più intimi in merce facile per i pirati informatici.