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Heated Rivalry su HBO Max: erotismo, sudore e il lato queer dell'hockey

Heated Rivalry su HBO Max: erotismo, sudore e il lato queer dell'hockey
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Il mondo dello sport maschile d'élite è da sempre l'ultimo grande baluardo del machismo tossico, un armadio d'acciaio con i lucchetti ben chiusi, soprattutto in discipline fisiche e brutali come l'hockey su ghiaccio. Ma qualcosa sta cambiando, almeno sugli schermi televisivi. Se non avete ancora premuto play su *Heated Rivalry*, la serie fenomeno del momento disponibile su HBO Max, state perdendo non solo uno dei romance più bollenti dell'anno, ma anche un pezzo di televisione queer che sta letteralmente riscrivendo le regole del gioco.

Basata sul fortunatissimo romanzo di Rachel Reid (secondo capitolo della saga letteraria *Game Changers*), la serie creata da Jacob Tierney ci porta direttamente nello spogliatoio e sotto le lenzuola di due superstar assolute dell'hockey: il canadese Shane Hollander, interpretato da Hudson Williams, e il russo Ilya Rozanov, col volto di Connor Storrie. I due giocano in franchigie rivali, si detestano pubblicamente a favor di telecamera e i giornalisti li mettono costantemente a confronto per alimentare lo spettacolo. Ma quando i pattini si slacciano e i riflettori si spengono, l'animosità si trasforma in un'attrazione clandestina, feroce e inarrestabile.

Perché *Heated Rivalry* è diventata in breve tempo una visione imprescindibile per la comunità LGBTQ+ e non solo? Semplice: prende il feticcio del "vero uomo" sportivo e lo decostruisce dall'interno senza mai annacquarlo. Shane e Ilya non perdono un grammo della loro mascolinità ruvida e tradizionale. Sono atleti enormi, spigolosi, aggressivi sul ghiaccio. Sudano, fanno a pugni, si schiantano contro le balaustre. Eppure, nel segreto delle lussuose camere d'albergo in giro per il Nord America, si spogliano di ogni corazza.

La serie ci sbatte in faccia che la vulnerabilità emotiva e l'eros tra due uomini non sono affatto in antitesi con l'essere dei campioni spietati. L'erotismo di *Heated Rivalry* è palpabile, sporco, viscerale. Le scene intime tra i due protagonisti non sono edulcorate né trasformate in un patinato spot di profumi: sanno di sudore, di adrenalina post-partita e di una tensione accumulata in anni di repressione psicologica. Si bramano con la stessa foga con cui bramano la vittoria.

Il fascino del racconto si regge in gran parte sulle performance magnetiche dei due protagonisti. Shane è il classico "golden boy", un capitano perfetto, metodico, con una reputazione immacolata che il suo entourage vuole proteggere a tutti i costi. Ilya, al contrario, è lo sbruffone per eccellenza: arrogante, sfacciatamente talentuoso, re indiscusso delle notti brave e insopportabilmente sexy. La dinamica dell'*enemies-to-lovers* (da nemici a innamorati) funziona alla perfezione proprio perché la loro rivalità sportiva è il carburante principale del loro desiderio. Hanno bisogno di dominarsi a vicenda: sul ghiaccio per vincere i campionati, e a letto per esorcizzare la solitudine del successo. Ma col passare degli anni — la serie attraversa le loro carriere dai tempi dei rookie fino alle Olimpiadi invernali — quei fugaci e brutali incontri sessuali diventano l'uno il rifugio sicuro dell'altro in un microcosmo che li sputerebbe via in un istante.

Come ha dichiarato la stessa autrice dei romanzi, l'opera nasce dalla rabbia verso l'omofobia reale e interiorizzata della cultura dell'hockey. La trasposizione non fa sconti. Affronta a viso aperto cosa significhi vivere nel terrore costante di essere scoperti dai propri compagni di squadra, la pressione asfissiante dei media e il peso di dover nascondere la parte più autentica di sé per non rovinare contratti milionari. Personaggi di contorno, come Scott Hunter (François Arnaud), arricchiscono un mondo in cui ogni parola di troppo può farti perdere tutto.

Non è un caso che la produzione abbia fatto incetta di premi, dai Canadian Screen Awards fino a un prestigioso GLAAD Award. *Heated Rivalry* è una boccata d'aria fresca, carica di testosterone ed empatia. Ci fa sognare con una storia d'amore segreta da batticuore, ma ci ricorda dolorosamente l'urgenza di uno sport agonistico finalmente libero dal pregiudizio e dall'obbligo del closet. Preparatevi a fare il tifo.