Finalmente è successo. Dopo un'era geologica di tasti bloccati, lettere ripetute e bestemmie silenziose, Apple ha deciso di aprire il portafoglio. Non per generosità, sia chiaro, ma perché messa al muro da una class action furiosa. Stiamo parlando delle famigerate e odiatissime tastiere a farfalla, un capolavoro di difetto di progettazione spacciato per innovazione su cui Tim Cook e soci hanno costruito fortune.
La giostra è finita. L'azienda di Cupertino sborserà la bellezza di 50 milioni di dollari per risarcire i poveri cristi che tra il 2015 e il 2019 hanno acquistato un MacBook, MacBook Air o MacBook Pro con questa tecnologia maledetta. Un contentino, una mancia per tappare la bocca a chi ha speso migliaia di euro per un fermacarte di design. Un'ammissione di colpa che arriva solo quando un giudice minaccia di svuotargli le tasche.
Per anni hanno fatto finta di nulla, offrendo riparazioni inutili che non risolvevano il problema alla radice. Hanno negato l'evidenza, mentre forum e social media esplodevano di utenti disperati. Se vuoi farti due risate amare, dai un'occhiata alla sentenza originale della class action per capire la portata del disastro. Hanno persino creato un programma di assistenza farlocco, un cerotto su una ferita aperta, che trovi ancora online come un monumento all'ipocrisia.
Quindi sì, forse riceverai qualche centinaio di dollari se sei tra gli sfortunati. Ma non chiamatela giustizia. Chiamatela marketing per danni d'immagine, il costo calcolato per aver venduto spazzatura a prezzo d'oro. E ora, sotto con la prossima innovazione difettosa.