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Angelina Jolie in "Couture": la bellezza fragile che l'algoritmo non ci fa vedere

Angelina Jolie in "Couture": la bellezza fragile che l'algoritmo non ci fa vedere
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Ci sono attrici che si accontentano di riposare sugli allori dorati di Hollywood, replicando all'infinito la formula che le ha rese ricche, e poi c'è Angelina Jolie. Una diva che, raggiunta l'iconografia assoluta, decide di rimettersi in gioco abbracciando le proprie cicatrici e scegliendo progetti che fuggono dal mainstream. L'ultimo di questi è "Couture", un film francese che sta facendo mormorare i cinefili e gli appassionati di moda, ma che solleva anche l'ennesima frustrante domanda dell'era digitale: dove diavolo si vede?

Come segnalato puntualmente dal portale Decider, "Couture" non è ancora in streaming sulle grandi piattaforme come Netflix o Amazon Prime Video, né negli Stati Uniti né, al momento, in Europa, dopo una limitatissima uscita nelle sale francesi. E questa assenza è un vero peccato, perché la premessa del film è tra le più potenti degli ultimi anni.

La pellicola è ambientata nel frenetico, spietato e inaccessibile mondo della Fashion Week parigina. Ma non aspettatevi "Il Diavolo Veste Prada". Jolie, recitando in francese, interpreta una figura di spicco dell'alta moda che si ritrova a dover conciliare le scadenze disumane, il perfezionismo estetico assoluto del suo ambiente lavorativo e una sconvolgente diagnosi di tumore al seno.

È proprio in questa dicotomia che risiede il fascino magnetico del progetto. Da una parte, l'alta moda: corpi scultorei, abiti che costano come appartamenti, l'illusione dell'immortalità e della perfezione superficiale. Dall'altra, il corpo malato, traditore, fragile e mortale. Angelina Jolie, che nella vita reale ha affrontato pubblicamente e con immenso coraggio le proprie scelte mediche preventive (la doppia mastectomia per la mutazione del gene BRCA1), porta in questo ruolo un'autenticità che nessun trucco scenico potrebbe eguagliare.

Vedere una delle donne considerate tra le più belle del pianeta spogliarsi del glamour corazzato di "Maleficent" o di "Tomb Raider" per esplorare la vulnerabilità estrema della malattia, è un atto artistico potentissimo. È una rivendicazione del fatto che le donne, anche nello spietato mondo dello spettacolo e della moda, non sono manichini immutabili, ma corpi che cambiano, soffrono e resistono.

L'attesa per capire quale piattaforma di streaming avrà il coraggio e la sensibilità di acquistare i diritti di distribuzione si fa sempre più snervante. Nell'epoca in cui siamo sommersi da contenuti usa-e-getta, docuserie su truffatori e reality show sui miliardari, un film d'autore che mescola l'estetica della Couture parigina all'intimità del dolore femminile fatica a trovare il suo spazio sugli schermi casalinghi. Speriamo che i distributori si sveglino presto, perché di opere che celebrano una bellezza così complessa e reale abbiamo un disperato bisogno.